Salutare il nuovo anno nella Culla dell’Umanità: il Parco del Serengeti

Parco del Serengeti

Ci sono diverse destinazioni “tipiche” per Capodanno e le vacanze natalizie, alcune di queste sono di tipo turistico cioè scelte perché destinazioni economiche e di massa, altre per l’offerta di intrattenimento, altre culturali, altre di lusso…ma c’è un luogo in cui salutare il nuovo anno può diventare un’esperienza unica destinata a marcare la vostra vita interiore, un luogo in cui oltre che dire addio al vecchio anno e festeggiare l’arrivo del nuovo, farete un viaggio quasi dentro le origini di voi stessi: il Parco del Serengeti.

Sicuramente l’avrete visto molte volte in qualche documentario sulla Savana e un giorno vi siete precipitati online per cercare dei voli a basso costo su Groupon, Groupalia, Letsbonus per la Tanzania, o forse è un sogno per il quale avete risparmiato mesi o per il quale non vi dispiacerebbe spendere qualsiasi cifra perché per voi ne vale la pena. Indubbiamente arrivare in Tanzania, nel Parco Nazionale del Serengeti, tra natura selvaggia e spietata, nella bellezza di lunghe e soleggiate giornate nel cuore della savana, in un luogo in cui, oltre a sopravvivere alcuni degli animali più maestosi del Pianeta, riposa l’origine stessa della razza umana. Qualcosa dentro di voi lo sentirà, e una forza viscerale, quasi genetica, saluterà mamma Africa e vi ringrazierà per averla portata ad iniziare l’anno nuovo proprio nel suo luogo di origine. Pronta per tornare ricaricata alla vita “normale” e moderna frutto propria del lungo cammino che l’essere umano fece a partire dei primi ominidi che vivevano in Tanzania e nei pressi del Serengeti.

Per visitare il Parco Nazionale del Serengeti, l’aeroporto internazionale più vicino è quello di Arusha, città nel nord della Tanzania, capoluogo della regione omonima e distante circa 320 chilometri dalla zona del Parco raggiungibile poi via terra, dopo un viaggio di circa 8 ore, o con aerei che atterrano nelle piste di atterraggio di Seronera e Kirawira. Inoltre anche dall’Aeroporto del Lago Manyara (sede di un altro Parco) e da Mwanza, sul Lago Vittoria, partono voli di linea e charters per il Serengeti: queste informazioni non solo vi sono utili per scegliere il luogo di partenza ma anche in caso vogliate proseguire il vostro viaggio alla scoperta della Tanzania. Per l’alloggio, ricordate che esistono quattro hotel di alto livello e sei campeggi nel cuore del Parco, mentre nelle immediate vicinanze si trovano un hotel e due campeggi.

Una volta giunti a destinazione, qualsiasi sia la forma da voi scelta per il viaggio e la permanenza, avrete a vostra disposizione 14,763 Chilometri quadrati da esplorare. Stiamo parlando di un luogo in cui da dicembre a luglio avviene una migrazione annuale di grandi erbivori, che coinvolge 200,000 zebre e 300,000 gazzelle di Thomson tra gli altri animali. Le cifre impressionanti non sono l’unica attrazione, anche in un periodo “normale” è elefanti e rinoceronti, gruppi di leoni, solitari leopardi, sciacalli, iene, bufali. La fauna selvatica può essere vista con safari guidati, in auto, a piedi o in mongolfiera!

Ovviamente non è solo predatori e prede della Savana che vale la pena visitare il Serengeti: a parte le pianure della savana, tra arbusti ed acacie, altri paesaggi incredibili vi attendono, come il Vulcano Ol Doinyo Lengai e la Gola di Olduvai. La gola è considerata la culla dell’umanità: in questo sito archeologico è difficile non essere percorsi da brividi immaginando che molte delle pietre e delle ossa he giacciono in quel luogo appartenevano ad esseri somiglianti più alla scimmia che all’uomo e che sono i nostri più diretti antenati, gli Australopithecus che vivevano li 1,5 milioni di anni fa. Non è strano immaginarsi se davanti a quell’immensità, mentre scheggiavano rudimentalmente una pietra, quegli esseri così lontani nel tempo e nell’aspetto, non si domandassero anche loro il significato dell’ esistenza e se non guardassero anche loro con uno sguardo pieno di meraviglia ma anche con un po’ di malinconia, i meravigliosi tramonti del Serengeti che, come rivela il suo nome in lingua Masai, appare come “pianura sconfinata”.